Oltre la prima telefonata: cosa accade nella stanza della terapia?

Citando Nancy McWilliams, è estremamente complesso descrivere a parole ciò che accade nelle stanze della terapia. La relazione terapeutica non somiglia a nessun’altra relazione sociale convenzionale: è un legame unico, profondamente emotivo e spesso radicato nell’inconscio.

Il primo colloquio ha un obiettivo fondamentale: creare un “buon incontro”. È uno spazio di ascolto profondo e accoglienza dove si inizia a dare forma alla domanda che ha spinto la persona a cercare aiuto.

Sebbene possa sembrare una formalità burocratica, il Consenso al Trattamento è in realtà il primo atto di cura. È un documento legale e deontologico che tutela entrambi e pone le basi della trasparenza.

Firmando questo documento (che per i minori richiede la firma di chi esercita la responsabilità genitoriale), il terapeuta garantisce la propria serietà professionale:

  • Iscrizione all’Ordine: La certezza che il professionista sia regolarmente abilitato (verificabile sull’Albo Nazionale degli Psicologi).
  • Metodo di lavoro: Viene esplicitato l’orientamento teorico, il tipo di prestazione e gli strumenti utilizzati (colloqui, test o questionari).
  • Regole del percorso: Si definiscono orari, onorari e le modalità di disdetta.
  • Privacy: Tutto ciò che riguarda il trattamento dei dati e la trasmissione al sistema Tessera Sanitaria.

Nota bene: Il consenso non è un vincolo eterno. Sia il paziente che il terapeuta possono revocarlo in qualsiasi momento. Per noi psicologi, è uno strumento terapeutico che serve a mantenere lo spazio di lavoro chiaro, stabile e rispettoso.

Ci sono alcuni comportamenti del terapeuta che possono sembrare insoliti, ma che hanno un significato profondo per la protezione del paziente:

  • Il saluto per strada: Se incrociamo un paziente fuori dallo studio, non salutiamo mai per primi. Non è snobismo, ma segreto professionale. Salutare per primi significherebbe palesare una conoscenza che il paziente potrebbe non voler mostrare in pubblico o davanti a terzi.
  • L’orologio sotto controllo: Guardiamo l’orario perché il tempo della seduta è sacro. Dobbiamo assicurarci di non “aprire” temi troppo dolorosi o complessi a pochi minuti dalla fine, per garantire sempre una chiusura sicura e contenitiva.
  • Il valore del silenzio: In seduta, il silenzio non è un vuoto da riempire, ma uno spazio prezioso. Serve a lasciare che i pensieri emergano senza interferenze, permettendo riflessioni più profonde che la frenesia del quotidiano spesso ci nega.

La sezione dedicata al “Consenso Informato” e alle regole di condotta (come il non salutare per primi in pubblico) non deriva da libri teorici, ma dalla normativa italiana:

  • Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: In particolare l’Articolo 11 (Segreto professionale) e l’Articolo 24 (Consenso informato).
  • Legge 18 febbraio 1989, n. 56: Ordinamento della professione di psicologo.
  • GDPR (Regolamento UE 2016/679): Per quanto riguarda la parte sulla Privacy e il trattamento dei dati personali.
  • McWilliams, N., Psicoterapia psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005.
  • Winnicott, D. W., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, Roma, 1970.
  • Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.
  • Lingiardi, V., La personalità e i suoi disturbi, Il Mulino, 2014 (testo consigliato per approfondire il concetto di alleanza terapeutica citato nell’articolo).