Chi è (davvero) il Tutor dell’Apprendimento?

Ricevere una diagnosi di DSA o ADHD per il proprio figlio è spesso un momento di svolta. Porta con sé risposte, ma anche tante nuove domande: “E adesso? Come lo aiuto a studiare senza che diventi una guerra ogni pomeriggio?”. Spesso, tra i consigli degli specialisti, compare una figura nuova: il Tutor dell’Apprendimento. Ma chi è esattamente questa figura? Cosa fa di diverso da chi dà ripetizioni? E dove si trova? In questo articolo facciamo chiarezza su una professione che sta diventando il vero ponte tra la scuola e il successo formativo degli studenti.

La parola stessa, dal latino tutor, ci parla di protezione e sostegno. Se un tempo indicava semplicemente un ragazzo più grande (tutor) che aiutava un compagno (tutee), oggi è un professionista che si muove in quella che lo psicologo Vygotskij chiamava “Zona di Sviluppo Prossimale”, ovvero quello spazio magico tra ciò che un bambino sa fare da solo e ciò che può fare con la giusta guida. Il tutor non si sostituisce al ragazzo, ma gli fornisce gli “attrezzi” per costruire il proprio sapere in modo attivo.

In Italia, il vero punto di svolta per la figura del tutor è stata la Legge 170/2010 che ha riconosciuto i DSA e introdotto strumenti compensativi e misure dispensative. Tuttavia, quella legge ha creato una sorta di vuoto operativo: chi avrebbe insegnato ai ragazzi a usare quegli strumenti e a trovare il proprio metodo? È proprio in questo spazio che è nata la figura specialistica del tutor. 

È fondamentale distinguere il tutoring da altri servizi simili, ma con obiettivi diversi. Proviamo a fare chiarezza insieme:

  • L’aiuto-compiti: ha l’obiettivo di finire gli esercizi del giorno o per l’estate.
  • Le ripetizioni: servono a recuperare o approfondire i contenuti di una materia specifica.
  • Il Tutoraggio: si pone come fine ultimo il raggiungimento dell’autonomia della persona, aiutandola ad acquisire un metodo di studio e a saper usare i giusti strumenti per il proprio apprendimento.

Il tutor non guarda solo il voto o la pagina da studiare. Guarda come il ragazzo si organizza, come gestisce l’ansia da prestazione e come può usare diversi tipi di strumenti (analogici e digitali) per massimizzare le proprie potenzialità e diminuire gli ostacoli.

Il lavoro del tutor è multidimensionale e si concentra principalmente su:

  1. Organizzazione: gestione del tempo, dei materiali e del diario. 
  2. Strategie: creare strumenti personalizzati. 
  3. Metacognizione: insegnare allo studente a monitorare da solo i propri progressi. 
  4. Supporto emotivo-motivazionale: ridurre l’ansia da prestazione, sostenere l’autostima e aumentare il senso di efficacia e l’autonomia
  5. Mediazione: tra famiglia, scuola e clinici, creando una rete di supporto e un ambiente inclusivo

Il lavoro del tutor non va improvvisato e può essere identificato da alcune caratteristiche. Di solito, si tratta di un professionista esperto con diversi tipi di background (es. insegnante, educatore, psicologo, logopedista etc.) in aggiunta ad una formazione specifica (spesso master o corsi post-lauream) che lo rendano capace di leggere una diagnosi clinica e trasformarla in un progetto educativo concreto.

Sebbene non esista ancora un albo nazionale ufficiale, potete trovare liste di professionisti qualificati presso associazioni di categoria come AID, AIRIPA o AIDEE. Di solito lavorano in contesti extra-scolastici come:

  • centri specializzati e cooperative sociali
  • studi privati 
  • doposcuola specialistici
  • a domicilio o online