Andare dallo psicoterapeuta: guida pratica (e senza tabù) per prendersi cura di sé

C’è un momento nella vita in cui sentiamo che qualcosa non va. Magari è un sintomo chiaro — come l’ansia che non ci fa dormire — o forse è solo una sensazione di “fatica” nel gestire le giornate, le relazioni o il lavoro. Decidere di rivolgersi a un professionista è il primo passo verso il benessere, ma è normale avere mille dubbi. Facciamo chiarezza su cosa succede davvero dentro (e fuori) lo studio di uno psicoterapeuta.

A differenza di una chiacchierata con un amico, la psicoterapia è un percorso strutturato. Lo psicoterapeuta è uno psicologo che, dopo la laurea, ha studiato altri quattro anni per specializzarsi nella cura dei disturbi psicologici e del disagio emotivo.

Il suo compito non è darti consigli, ma offrirti un ascolto senza giudizio e strumenti scientifici per aiutarti a comprendere i tuoi comportamenti e le tue emozioni.

Il primo incontro è un momento di conoscenza reciproca. Lo psicoterapeuta cercherà di capire cosa ti ha spinto a chiedere aiuto proprio ora: è successo qualcosa di specifico o è un malessere che coltivi da tempo? Ogni storia è unica e merita cura. In questa fase:

  • Si definisce il problema.
  • Si concordano gli obiettivi (cosa vorresti cambiare?).
  • Si stabiliscono le regole del gioco: frequenza, orari e costi.

Investire nella propria salute mentale è una scelta impegnativa, anche economicamente. Le tariffe variano in base al tipo di intervento, ma seguono generalmente il Nomenclatore Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Un consiglio utile: le sedute sono prestazioni sanitarie. Questo significa che sono esenti IVA e puoi detrarre il 19% dalle tasse (purché il pagamento sia tracciabile, ad esempio con carta o bonifico).

Il segreto professionale è il pilastro della terapia. Tutto ciò che dici resta in quella stanza (Art. 11 e 17 del Codice Deontologico). Questa riservatezza assoluta serve a creare uno spazio sicuro dove puoi essere te stesso al 100%. L’unica eccezione? Se esiste un rischio serio e immediato per la tua vita o quella di altri, il terapeuta deve intervenire per proteggerti.

“Sono matto? Mi farà una diagnosi?”

Togliamoci questo peso: la psicoterapia non serve a mettere etichette o a stabilire chi è “matto”. L’obiettivo è l’equilibrio, non il giudizio. Se fosse necessario un approfondimento diagnostico, se ne parlerà insieme con estrema trasparenza.

“Quante sedute dovrò fare?”

Non esiste un tasto “reset” rapido. La durata dipende dalla complessità della situazione e dai tuoi tempi interni. La terapia segue il tuo ritmo: a volte si scoprono cose nuove lungo il percorso che richiedono più tempo, ma l’andamento viene valutato costantemente insieme.

“Devo per forza parlare dei miei genitori?”

Non c’è nessun obbligo. Sei libero di portare in seduta ciò che ti fa soffrire oggi. È vero però che, spesso, il modo in cui viviamo le relazioni attuali affonda le radici nella nostra storia familiare. Se sarà utile per farti stare meglio, il terapeuta ti proporrà di esplorare quel passato, ma sempre rispettando i tuoi tempi.

“Ho meno di 18 anni, posso prendere un appuntamento?“

Sì, ma con un passaggio fondamentale: per i minorenni è necessario il consenso di chi esercita la potestà genitoriale (di solito entrambi i genitori). Lo psicoterapeuta non è un “alleato” dei genitori contro il figlio, né viceversa; agisce come un ponte per favorire la comunicazione e il benessere del ragazzo, mantenendo comunque il massimo rispetto per la sua privacy.

“Come fa a ricordare tutto quello che dico?”

Nessun superpotere: lo psicoterapeuta allena l’ascolto attivo. Più che ricordare ogni singola parola, costruisce una “mappa” del tuo mondo: le tue emozioni ricorrenti, i tuoi modi di relazionarti e i temi che ritornano. È la coerenza della tua storia che lo aiuta a non perdere il filo.

Lo studio dello psicoterapeuta non è solo una stanza fisica, ma un luogo simbolico dove puoi finalmente smettere di “tenere duro” e iniziare a prenderti cura di te.

Ti sei mai chiesto se sia il momento giusto per iniziare? Non esiste un momento “perfetto”, esiste solo il momento in cui decidi che meriti di stare meglio.

Documenti Ufficiali e Deontologia

  • Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP). Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. (In particolare gli Artt. 11, 17 e 31 per il segreto professionale e il trattamento dei minori).
  • Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP). Nomenclatore delle prestazioni professionali degli psicologi.
  • Agenzia delle Entrate. Circolare n. 19/E del 2020. (Per quanto riguarda la detraibilità delle spese sanitarie e l’obbligo di tracciabilità).

Testi Consigliati (Divulgazione e Teoria)

  • Yalom, I. D. (2002). Il dono della terapia. Lettera aperta a una nuova generazione di psicoterapeuti e ai loro pazienti. Neri Pozza. (Un classico intramontabile che spiega la relazione umana e non giudicante tra terapeuta e paziente).
  • Gabbard, G. O. (2015). Introduzione alla psicoterapia psicodinamica. Raffaello Cortina Editore. (Utile per comprendere la struttura e la metodologia di un percorso terapeutico).
  • Miller, A. (2007). Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé. Bollati Boringhieri. (Per approfondire come le esperienze familiari influenzino il presente, trattando il tema dei genitori con estrema sensibilità).
  • Lingiardi, V. (2018). Diagnosi e destino. Einaudi. (Un testo eccellente per approfondire il concetto di diagnosi, spiegando perché non deve essere un’etichetta ma uno strumento di comprensione).
  • Winnicott, D. W. (1971). Gioco e realtà. Armando Editore. (Fondamentale per il concetto dello studio come “luogo sicuro” e spazio simbolico di crescita).