Quando un bambino fatica a scuola, la prima reazione è spesso la frustrazione. Si pensa alla svogliatezza, alla distrazione o alla mancanza di impegno. Ma dietro a quelle difficoltà possono esserci difficoltà di apprendimento specifiche, con caratteristiche neurobiologiche ben precise che non intaccano l’intelligenza, ma cambiano il modo di apprendere. Proveremo quindi a fare un po’ di chiarezza su cosa siano davvero i DSA, come leggere i codici della relazione clinica e quali siano i passi corretti per tutelare il percorso scolastico.
COSA SONO I DSA?
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) appartengono ai disturbi del neurosviluppo e riguardano uno specifico dominio di abilità, che devono essere significativamente compromesse, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
Avendo un’origine neurobiologica, si esprimono diversamente nelle diverse fasi evolutive dello sviluppo, e non derivano da una mancanza di opportunità di apprendimento, da disturbi dello sviluppo intellettivo, né da traumi o malattie cerebrali acquisite. Sulla base del deficit funzionale coinvolto, i DSA vengono classificati attraverso specifici codici nosografici, secondo il sistema internazionale ICD-10. Il termine nosografica si riferisce sia al processo attraverso il quale si giunge all’identificazione del disturbo, sia all’etichetta diagnostica del disturbo stesso.
QUALI SONO I DSA?
Quando parliamo di DSA ci riferiamo alla dislessia, alla disortografia, alla disgrafia e alla discalculia.
Dislessia
Per dislessia si intende il disturbo specifico della lettura che riguarda la decodifica del testo. Secondo il manuale diagnostico ICD-10, il codice nosografico per individuare questo disturbo è F81.0 (Disturbo specifico della lettura).La diagnosi può essere rilasciata a partire dal termine della seconda classe della scuola primaria.
Per valutarla dal punto di vista clinico si utilizzano specifiche prove standardizzate; in particolare è prevista la lettura ad alta voce di un brano, di una lista di parole e di una lista di non parole (parole inventate). I parametri clinici che vengono presi in considerazione sono la rapidità e l’accuratezza.
È importante tenere a mente che non è sufficiente somministrare soltanto prove di lettura per indagare una eventuale dislessia. Sarà infatti fondamentale indagare anche altre funzioni cognitive fondamentali: la memoria verbale (soprattutto fonologica), l’attenzione (soprattutto visiva), il linguaggio, la denominazione rapida automatizzata (RAN) e le abilità metafonologiche.
Le ripercussioni di questo disturbo non si limitano all’ambito prettamente scolastico della decodifica, ma possono estendersi in modo significativo sui tempi di studio (molto più lunghi rispetto alla media), sul livello di affaticamento quotidiano e sul benessere psicologico dell’alunno, intaccando talvolta l’autostima e la motivazione ad apprendere.
Disortografia
La disortografia è un disturbo specifico che riguarda lo scarso controllo ortografico. Il codice nosografico utilizzato dal manuale diagnostico ICD-10 corrisponde a F81.1 (Disturbo specifico della compitazione). Anche in questo caso, la diagnosi può essere effettuata a partire dalla fine della seconda classe della scuola primaria. Le prestazioni del soggetto nelle prove standardizzate devono presentare un numero di errori significativamente più elevato rispetto alla media attesa per l’età cronologica e la classe frequentata. Per valutare la disortografia non ci si limita soltanto a dettati ortografici; è infatti importante indagare anche aspetti trasversali fondamentali, quali: l’integrazione visuo-motoria, le abilità metafonologiche, le abilità di attenzione visiva e uditiva e la memoria a breve termine verbale.
Disgrafia
Per disgrafia si intende un disturbo specifico della scrittura che riguarda l’aspetto motorio e la realizzazione grafica di ciò che viene scritto, ovvero la grafia. Il codice nosografico utilizzato per la disgrafia è F81.8 (Altri disturbi evolutivi delle abilità scolastiche). Per porre diagnosi di disgrafia è consigliabile attendere la fine della terza classe della scuola primaria. Le prestazioni nelle prove standardizzate rispetto alla fluenza e velocità di scrittura devono essere significativamente inferiori rispetto alla media di riferimento. I due criteri a cui ci riferiamo sono la rapidità o fluenza e la qualità del segno grafico (che determina l’alterazione formale e l’illeggibilità del testo). Anche in questo caso, non è sufficiente somministrare solo le prove di scrittura, ma andrebbero indagate anche le abilità fino-motorie, le competenze visuo-motorie e visuo-percettive, l’attenzione visiva selettiva e sostenuta e la qualità dell’apprendimento motorio della scrittura.
Discalculia
La discalculia si riferisce al disturbo specifico del calcolo e riguarda l’area matematica. Il codice nosografico utilizzato dal manuale diagnostico ICD-10 corrisponde a F81.2 (Disturbo specifico delle abilità aritmetiche). Per porre diagnosi di discalculia è necessario attendere la fine della terza classe della scuola primaria. Le difficoltà devono riguardare gli aspetti legati alla capacità di calcolo, quindi il recupero dei fatti numerici, il calcolo scritto, il senso del numero e la competenza numerica generale. La discalculia include, oltre alle difficoltà nel senso del numero, della memorizzazione dei fatti aritmetici e nel calcolo accurato e fluente, anche la difficoltà nel ragionamento matematico corretto. In presenza di discalculia, sarebbe importante valutare anche l’abilità di organizzazione visuo-spaziale e inoltre la memoria, in particolare l’efficienza della memoria di lavoro.
Disturbo misto delle abilità scolastiche
Qualora vengano riscontrati più DSA contemporaneamente nello stesso soggetto si utilizza il codice nosografico F81.3, che indica la copresenza di dislessia, alla disortografia, alla disgrafia e alla discalculia.
DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO PIU’ COMUNEMENTE ASSOCIATI AI DSA
È possibile che i disturbi specifici dell’apprendimento vengano riscontrati in comorbilità con altri disturbi dello sviluppo. I più comuni sono:
Deficit di Attenzione e Iperattività / ADHD (Codice F90 o sue sotto classificazioni come F90.0 o F90.2).
Disturbi evolutivi specifici dell’eloquio e del linguaggio / DSL (Codice macro F80, o sue sotto classificazioni: Codice F80.0: Disturbo specifico dell’articolazione dell’eloquio, Codice F80.1: Disturbo del linguaggio espressivo, Codice F80.2: Disturbo della comprensione del linguaggio).
CHI PUO’ FARE DIAGNOSI DI DSA?
La diagnosi di DSA può essere redatta dal servizio pubblico o da professionisti privati accreditati per avere pieno valore legale a scuola. In Italia, la diagnosi è consentita soltanto agli psicologi e ai medici. A questo proposito, è importante che sia presente un’équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista ed eventualmente altri professionisti sanitari.
ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA RELAZIONE CLINICA DI DSA
Una relazione o certificazione di diagnosi di DSA deve contenere:
- Le informazioni utili all’identificazione del valutatore: dati e firme del clinico/dell’équipe multidisciplinare accreditata.
- Il motivo dell’invio: ragioni della consultazione e prime difficoltà segnalate.
- I dati anamnestici: storia familiare (familiarità) e personale (tappe dello sviluppo, bilanci del pediatra).
- I dati osservativi (osservazioni qualitative): il comportamento, la tenuta attentiva e la gestione della fatica del soggetto in sede di valutazione.
- I risultati ai test (dati quantitativi): punteggi standardizzati relativi alle prove somministrate
- I suggerimenti per elaborare un progetto riabilitativo: indicazioni cliniche e interventi mirati utili a supportare e favorire lo sviluppo del soggetto.
- I suggerimenti utili alla scuola per la redazione del PDP/ PEI
DIFFERENZA TRA DIAGNOSI NOSOGRAFICA E DIAGNOSI FUNZIONALE
La diagnosi nosografica permette di indagare criteri diagnostici di inclusione e di esclusione che conducono a una diagnosi di disturbo specifico.
I criteri diagnostici di inclusione si riferiscono alla presenza di specifiche compromissioni nelle competenze strumentali di lettura, scrittura e calcolo a fronte di un livello cognitivo generale integro, e permettono di formulare l’ipotesi diagnostica corrispondente al codice nosografico.
I criteri di esclusione si riferiscono invece ad alterazioni che potrebbero riferirsi a deficit sensoriali, neurologici o cognitivi.
In questo senso, oltre a somministrare una batteria di test sensibile a ciò che stiamo indagando, composta da prove standardizzate validi e attendibili, è molto importante condurre anche un colloquio iniziale di anamnesi per indagare lo sviluppo del soggetto in esame. Questo colloquio permette di verificare se ci sono deficit visivi o uditivi, tenendo conto anche di quanto indicato dal pediatra di libera scelta durante le visite di controllo e i bilanci di salute.
La diagnosi funzionale si riferisce invece all’analisi che descrive il profilo di funzionamento ed è fondamentale per capire le aree di difficoltà del soggetto. In questo senso, essa mette in luce sia i punti di forza sia i punti di debolezza della persona. Questa valutazione è fondamentale perché permette di comprendere meglio le caratteristiche cliniche e personali del soggetto, rivelandosi essenziale sia per la presa in carico globale del soggetto, sia per la successiva stesura di un progetto riabilitativo mirato. Il trattamento riabilitativo e clinico rimane di esclusiva competenza dello psicologo o, in base alle difficoltà emerse, di un’altra figura sanitaria specializzata (come il logopedista o il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva) che possieda un’adeguata e comprovata formazione specifica nella diagnosi e nella riabilitazione nel campo dei DSA.
LA DIAGNOSI DI DSA HA UNA SCADENZA?
I DSA sono una categoria specifica dei BES (Bisogni Educativi Speciali) e richiedono attenzioni didattiche ed educative mirate. Avendo una base neurobiologica persistono anche in età adulta, pur modificandosi nelle manifestazioni cliniche. Per questa ragione, le linee guida suggeriscono di aggiornare il profilo funzionale a ogni passaggio di ciclo scolastico (es. dalle scuole medie alle superiori) per adeguarlo alle richieste didattiche nascenti; l’aggiornamento è comunque consigliato non prima che siano trascorsi tre anni dal precedente rinnovo.
Una diagnosi aggiornata permette di intervenire nel modo più corretto per il soggetto rispetto al suo profilo funzionale, consentendo così di individuare gli interventi che più sono confacenti alla sua specifica situazione.
IL QUADRO NORMATIVO ITALIANO: DIAGNOSI E CERTIFICAZIONE
Nell’ordinamento italiano è fondamentale evidenziare la differenza che intercorre tra diagnosi e certificazione:
La diagnosi si riferisce al giudizio clinico che attesta la presenza del disturbo. In Italia, l’atto diagnostico sanitario è di esclusiva competenza di specialisti abilitati e iscritti ai rispettivi albi professionali, nello specifico lo psicologo (ai sensi della Legge 56/89) e il medico (es. neuropsichiatra infantile).
La certificazione è invece un documento con valore legale che attesta il diritto dell’interessato ad avvalersi delle tutele e delle misure compensative e dispensative previste dalla legge. Secondo quanto stabilito dall’Accordo Stato-Regioni e dalla normativa vigente, la certificazione di DSA può essere rilasciata da strutture sanitarie pubbliche (come le ASL o le Unità di Neuropsichiatria Infantile) e da soggetti privati accreditati, autorizzati dalle singole Regioni e inseriti negli appositi elenchi per il rilascio della certificazione valida ai fini scolastici. La Legge di riferimento è la 170/2010, la quale garantisce agli studenti con DSA il diritto allo studio attraverso la predisposizione di percorsi scolastici personalizzati, l’uso di strumenti compensativi (come sintesi vocale o calcolatrice) e l’applicazione di misure dispensative (come tempi aggiuntivi nelle verifiche o la dispensa dalla lettura ad alta voce). In quest’ottica, è fondamentale che la certificazione contenga tutte le informazioni necessarie per permettere al consiglio di classe di applicare in modo corretto le misure previste dalla legge per la stesura di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) o di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) davvero su misura.
Diagnosticare un DSA non significa mettere un’etichetta, ma permettere a ciascuno di riconoscere i propri limiti e punti di forza per identificare le strategie e gli strumenti adatti ad esprimere il proprio potenziale.